giovedì 12 novembre 2015
I NAS.....
I N.A.S., Nuclei Antisofisticazioni e Sanità dell'Arma, sono stati istituiti il 15 ottobre 1962, nel momento in cui si è presa coscienza del fenomeno delle sofisticazioni alimentari, che tanto allarme cominciava a destare nell'opinione pubblica.
Inizialmente la "forza" era costituita da un Ufficiale Superiore, distaccato presso il Gabinetto dell'allora Ministero della Sanità, e da 40 sottufficiali dislocati nelle città di Milano, Padova, Bologna, Roma, Napoli e Palermo. Nel tempo, anche in relazione ai consistenti risultati conseguiti, la presenza sul territorio degli uomini dei Nuclei Antisofisticazione e Sanità (N.A.S.) è notevolmente aumentata, fino al momento in cui il reparto, acquisita l'attuale denominazione di Comando Carabinieri per la Tutela della Salute, ha assunto una nuova fisionomia ordinativa.
Oggi esso dispone di 1096 unità specializzate, ripartite su:
una struttura centrale composta da Comandante, Ufficio Comando e Reparto Analisi;
3 Gruppi Carabinieri per la Tutela della Salute (Milano, Roma e Napoli);
38 Nuclei Carabinieri Antisofisticazione e Sanità, presenti sull’intero territorio nazionale, con competenza regionale o interprovinciale.
L'attività dei N.A.S. ha sempre suscitato viva ammirazione tra i vertici dell'Arma, del Ministero della Salute, tra gli stessi operatori commerciali e tra la popolazione, riscuotendo ovunque riconoscimenti ed attestati di benemerenza.
Gli alimenti più adulterati in Europa? L’olio di oliva è al primo posto, seguito dal pesce e alimenti bio. La Commissione invita a raddoppiare le sanzioni
Roberto La Pira 23 ottobre 2013 Controlli e Frodi Commenti 806 Visto
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l’Unione europea non ha una definizione riconosciuta di frode alimentare
La Commissione europea per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare ha presentato una relazione sulle frodi alimentari, focalizzando l’attenzione sulle etichette ingannevoli. Il documento ricorda alcuni episodi recenti come l’impiego di antigelo negli alimenti, la vendita di uova finto-biologiche e il caso della carne di cavallo. Anche se l’argomento è molto sentito dai consumatori è pur vero che l’Unione europea non ha una definizione riconosciuta di frode alimentare (1). L’unico riferimento si trova nel regolamento 178/2002, quando si dice che l’etichettatura, la pubblicità, la presentazione e il confezionamento non devono fuorviare i consumatori, anche se l’applicazione di questa disposizione varia molto tra i vari Stati.
Il dossier contiene la lista dei prodotti più a rischio di frode (vedi tabella), mettendo in cima alla classifica l’olio d’oliva seguito da pesci, prodotti biologici, latte, cereali, miele, caffè e tè. In ultima posizione troviamo spezie come zafferano e peproncino, vino e succhi di frutta.
La pole position dell’olio è molto grave, visto che si tratta di un prodotto commercializzato prevalentemente in Spagna, Italia e Grecia. Il motivo secondo noi è da ricercare nella grande quantità di olio deodorato, trasformato e venduto come extra vergine.
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Elenco dei prodotti che sono più a rischio di frodi: olio d’oliva, pesce, alimenti biologici, latte, cereali, miele, caffè e te spezie, vino, succhi di frutta
Elenco dei prodotti che sono più a rischio di frodi
1 Olio d’oliva
2 Pesce
3 Alimenti biologici
4 Latte
5 Cereali
6 Miele
7 Caffè e tè
8 Spezie (come zafferano e peperoncino in polvere)
9 Vino
10 Alcuni succhi di frutta
Secondo il dossier il rischio di frode cresce quando le probabilità di essere scoperti sono poche e il guadagno economico è rilevante. L’altro elemento da considerare è l’importo ridotto delle sanzioni che si rivelano un deterrente inefficace. La Commissione suggerisce agli Stati membri di definire meglio cosa si intende per frode alimentare e auspica il rafforzamento degli organi di controllo, una maggiore cooperazione all’interno dell’Europol per le indagini transfrontaliere e invita ad incoraggiare le iniziative private destinate a programmi antifrode. Anche le segnalazioni degli operatori del settore alimentare possono contribuire a migliorare la situazione.
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Il rischio di frode cresce quando le probabilità di essere scoperti sono poche e il guadagno economico è rilevante
L’auspicio finale è un invito a raddoppiare le sanzioni e ritirare le autorizzazioni ad operare ai soggetti recidivi.
(1) Secondo Spink e Moyer una definizione di frode alimentare potrebbe essere: Frode alimentare è un termine generico usato per comprendere la sostituzione deliberata e intenzionale, inoltre, manomissioni o false dichiarazioni di cibo, il cibo ingredienti, o imballaggi per alimenti, o dichiarazioni false o fuorvianti fatte su un prodotto per guadagno economico. Attingendo a questa definizione, le principali caratteristiche delle frodi alimentari sono: 1) non conformità con la legislazione alimentare e/o indurre in errore il consumatore, 2), l’intenzionalità e 3) lucrare.
Roberto La Pira
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Roberto La Pira
Roberto La Pira
giornalista, tecnologo alimentare
Veneto, interferenti endocrini nell’acqua potabile hanno contaminato la catena alimentare. I risultati dei campionamenti in decine di comuni del vicentino, veronese e padovano
Beniamino Bonardi 12 novembre 2015 Allerta 1 Commento 142 Visto
pesca pesci
I Pfas sono presenti in tutta la catena alimentare ma soprattutto nei pesci
Una sessantina di comuni veneti situati in una vasta area tra Vicenza, Verona e Padova, sono vittime da anni di un inquinamento che interessa le acque potabili e di falda probabilmente causata da attività industriali. Il problema è talmente diffuso che è stato adottato un programma di analisi del sangue su uomini e animali, oltre a un campionamento di alimenti di produzione locale alla ricerca di sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) riconosciute come interferenti endocrini correlate a patologie riguardanti pelle, polmoni e reni. Le Pfas sono definite “microinquinanti emergenti” perché sono frutto di un’industria chimica recente e per questo motivo non vengono monitorate dalle indagini di laboratorio condotte di routine.
Le analisi sono state effettuate dai servizi veterinari e di igiene delle aziende sanitarie locali e i risultati dovranno essere ora valutati dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità. La difficoltà di una valutazione effettiva del rischio alimentare e ambientale sta nel fatto che, allo stato attuale, non esistono disposizioni di legge, non solo a livello comunitario, ma anche nazionale o internazionale, che disciplinino la presenza di Pfas negli alimenti. Sono stati individuati valori soglia solo per le acque potabili che però differiscono da paese a paese.
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L’acqua inquinata ha veicolato ovunque i Pfas
Il consigliere regionale veneto del Pd Andrea Zanoni ha ottenuto dalla Regione i risultati di 210 campionamenti alimenti, dove i Pfas, che dovrebbero essere assenti, risultano presenti in quasi tutta la catena alimentare, segno che probabilmente l’acqua inquinata le ha veicolate ovunque. Le analisi, focalizzate in particolare su Pfoa (acido perfluoroottanoico), Pfos (perfluorottano sulfonato) e Pfba (Acido PerfluoroButanoico), sono state effettuate su: foraggi, pesci di diverse specie (carpa, trota, cavedano, pesce gatto, scardola, carpa carassio), volatili (pollo, tacchino, fagiano, faraona, anatra), mammiferi (bovini, ovini e vaprini); verdure (insalata, bieta, carote, patate, pan di zucchero, asparagi, ravanelli, radicchio) e uova di gallina.
Nella risposta delle autorità sanitarie indirizzata a Zanoni si legge: “Da una prima valutazione i valori riscontrati per Pfos e Pfoa si presentano più elevati rispetto ad alcuni dati presenti in bibliografia, peraltro ascrivibili a scenari diversi e non associati a specifiche criticità ambientali”. Dalle tabelle allegate emerge che le analisi con valori superiori al livello di attenzione (relative a una contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche con concentrazioni superiori a 1 microgrammo per chilo), si riferiscono in particolare ai Pfos presenti su 33 campioni, mentre gli sforamenti per i Pfoa riguardano 4 campioni e 3 per Pfba.
I campioni positivi al Pfba, per un valore variabile da 1 a 57,4 microgrammi/kg (ug/kg), riguardano: 11 campioni di uova, 10 campioni di pesce, 9 campioni di bovini , 2 campioni di insalata, 1 campione di bieta, foraggio, pollo, fagiano, capra.
Sorprendono in particolare i 57,4 ug/kg di residui trovati in una scarola (pesce) prelevata a Creazzo nel fiume Cassacina, i 18,4 ug/kg di una carpa prelevata a Creazzo, i 33,9 ug/kg di un pesce prelevato nel fiume Fratta a Cologna Veneta e i 21,2 ug/kg su un uovo di un allevamento domestico munito di pozzo di Cologna Veneta.
interferenti endocrini
La causa della contaminazione potrebbe essere una locale industria
In un’interrogazione rivolta alla Giunta regionale del Veneto, Zanoni ricorda che “l’Agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale (Arpa) del Veneto avrebbe a suo tempo individuato la fonte della contaminazione negli scarichi di una locale industria. I composti del fluoro vengono infatti utilizzati per impermeabilizzare tessuti, carta, contenitori per alimenti”, e chiede “quali azioni urgenti intende avviare la Regione del Veneto affinché siano accertate e rimosse le cause della suddetta fonte inquinante nonché individuate le relative responsabilità al fine di tutelare la salute della popolazione coinvolta e di risarcire i costi sostenuti dalle amministrazioni locali per l’attuazione degli interventi di emergenza ambientale già effettuati”.
Il Ministero dell’Ambiente avverte che Pfos e Pfoa sono due composti chimici persistenti, possono accumularsi e occorrono anni prima che siano eliminati.
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Beniamino Bonardi
Galbani non vuol dire Fiducia
La storia della Galbani,non vuol dire Fiducia
Per anni ci hanno imbottito la testa con uno slogan scintillante Galbani vuol dire fiducia ...
Ma perchè una azienda leader nel settore della produzione di formaggi vende???
Ecco la storia:
La Galbani ha origine nel 1882 dal caseificio di Davide ed Egidio Galbani, situato a Ballabio, all’imbocco della Valsassina e successivamente trasferito a Maggianico; in un’epoca in cui in Italia la produzione casearia era per lo più di tipo artigianale ed i prodotti erano commercializzati solo localmente, i Galbani si ispirarono ai prodotti francesi, che già allora erano esportati in Italia, e producevano una robiola simile al brie.
Nel 1896 Egidio Galbani si trasferì presso una cascina di Melzo, per lavorarvi come lattaio; la zona era propizia per l’industria casearia grazie all’abbondanza di acque a disposizione per coltivare i foraggi. Dopo pochi anni realizzò un nuovo laboratorio, e nel 1900 fu costruito un vero e proprio stabilimento, là dove l’azienda avrebbe avuto il principale polo produttivo per i decenni a venire. Il primo grande successo risale al 1906 con il lancio del Bel Paese, un formaggio stagionato che prese il nome dall’omonimo libro di Antonio Stoppani, e che è diventato famoso in tutto il mondo. Agli anni Venti risale l’acquisizione degli stabilimenti di Certosa di Pavia, che sorge a Guinzano, nel comune di Giussago proprio tra la Stazione di Certosa di Pavia ed il monumento cistercense della Certosa di Pavia (da cui presero il nome le crescenze Certosa e Certosino) e di quello di Corteolona, dove tuttora vengono prodotte.
Il successo della Galbani è dovuto anche all’efficiente flotta di camioncini ed alla rete di depositi in grado di rifornire i numerosi punti vendita in cui è ancora frammentato il mercato dei latticini. L’azienda distribuisce i propri prodotti anche nei maggiori paesi europei, ed in Giappone e negli Stati Uniti. Nel 2008 l'azienda fu coinvolta in uno scandalo alimentare che coinvolgeva il commercio di prodotti frutto del riciclo di alimenti in avanzato stato di deperimento[1].
I passaggi di proprietà
Lo stabilimento Galbani di Corteolona (PV).
Già negli anni trenta la Galbani apparteneva ad un ramo della famiglia Invernizzi di Melzo, imparentato con i proprietari dell’azienda omonima. Nel 1974 gli Invernizzi cedettero l’azienda a quattro finanziarie con sede nel Lussemburgo e nel Liechtenstein, con proprietari ignoti[2]; negli anni settanta ed ottanta l’identità dei proprietari della Galbani rimase sconosciuta. Il volto “pubblico” dell’azienda era l’amministratore delegato Luigi Campominosi, che assunse anche incarichi nell’associazione di categoria degli industriali caseari; nonostante questo, la riservatezza dell’azienda sull’assetto proprietario rimase assoluta.
Nel 1989 fu acquisita da IFIL e BSN-Danone, che nel corso degli anni rilevò progressivamente l’intera azienda. Nel 2002 Danone vendette al fondo di private equity Bc Partners, che operò una profonda riorganizzazione, esternalizzando la logistica e suddividendo l’azienda in tre entità:
Egidio Galbani, che comprende le attività produttivo-industriali;
BiG, che si occupa della vendita e della distribuzione;
BiG Logistica, che gestisce il grande magazzino centrale di Ospedaletto Lodigiano.
Nel 2006 Bc Partners monetizzò il proprio investimento cedendo Galbani al gruppo lattiero-caseario francese Lactalis[3], che già aveva rilevato la proprietà di tre storiche aziende casearie italiane come Locatelli, Invernizzi e Cademartori.
ed ecco un' altro racconto.....
Obbligati per anni a vendere merce con la data di scadenza contraffatta"
Prodotti piazzati sul mercato dopo provvidenziali lifting nel deposito dell'azienda
Perugia, denuncia dei dipendenti Galbani
"Così ci fanno vendere i formaggi avariati"
Perugia, denuncia dei dipendenti Galbani "Così ci fanno vendere i formaggi avariati"
dal nostro inviato PAOLO BERIZZI
NON BASTAVANO le indagini - che continuano ad ampio raggio - delle procure di Cremona e Piacenza. Adesso a scrivere una nuova pagina nello scandalo dei formaggi "scaduti, bonificati e reimmessi sulle tavole degli ignari consumatori" (dalle carte dell'inchiesta), ci pensano gli stessi dipendenti delle aziende. Accade a Perugia, dove alcuni lavoratori - venditori e addetti allo stoccaggio - hanno presentato un esposto in procura contro la Galbani, denunciando di essere "stati obbligati, per anni, dai capi del personale, a vendere merce con la data di scadenza contraffatta".
A disposizione dei magistrati ci sono documenti, fotografie e registrazioni audio piuttosto esplicite. Nella denuncia si fa riferimento a grossi quantitativi di prodotti piazzati sul mercato dopo provvidenziali lifting nel deposito perugino dell'azienda. Da lì - stando al dossier ora al vaglio degli investigatori - dal 2000 in poi sarebbero partite tonnellate di formaggi e salumi "tenuti in vita".
Il marchio Galbani è già coinvolto nell'inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza di Cremona e Piacenza. Compare tra i principali fornitori della Tradel, una delle aziende "riciclone" che tra Lombardia e Emilia Romagna acquistavano formaggio scaduto o avariato e lo "bonificavano" mischiandolo a prodotto fresco. Precise responsabilità, in quel caso, sono emerse a carico di alcuni impiegati degli stabilimenti Galbani di Certosa di Giussago e Corteolona (Pavia).
Decine di tonnellate di merce qualificata come "residui di produzione lattiero casearia per trasformazione a uso alimentare" erano in realtà costituite da croste di gorgonzola ad uso zootecnico e cagliate scadute.
Egidio Galbani Spa produce i formaggi Bel Paese, Certosa, Santa Lucia e Galbanino. Fa parte della francese Lactalis, il gruppo caseario numero uno in Europa, già proprietario di altri marchi italiani tra cui Invernizzi e Locatelli. "Big logistica" è la società che distribuisce e vende tutti i prodotti Galbani in Italia.
Nel deposito di Perugia operano 26 camioncini, ognuno dei quali "piazza" in media 60 quintali di merce al mese, complessivamente 15 tonnellate. È qui, nella base umbra, che deflagra il caso "etichette". Tutto inizia nel 2005. Con una denuncia "interna". Alcuni dipendenti si rivolgono al direttore del personale (tuttora in carica). Non ne possono più di quello che - in una serie di comunicazioni riservate - viene definito un "sistema vergognoso".
Informano il dirigente su ciò che sistematicamente avviene nel deposito. Una serie di "incastri" sulle confezioni di formaggi e salumi: scadenze prorogate, cancellate con solventi in modo tale che il prodotto possa essere venduto senza problemi. Fatture e bolle di accompagnamento modificate ad arte. Qualche esempio? La mortadella "Golosissima" scade il 16-01-2003 ma la fattura di vendita riporta la data 24-01-2003. Le mozzarelline Santa Lucia scadono il 5-5-2005 e però vengono vendute l'11-05-2005.
La stessa sorte tocca alle ricottine (confezioni da 250 gr), al provolone piccante, al pecorino sardo Castenuri, alla Certosa, alla caciotta e al salame Milano (confezioni da 3 kg). E dunque: tutto questo i lavoratori riferiscono - prove alla mano - al direttore del personale. È il 14 novembre del 2005. L'incontro avviene in un hotel di Perugia.
"C'è da vergognarsi", "i capi sanno tutto", "se vengono fuori queste cose, l'azienda chiude domani". Di fronte all'outing degli addetti, il dirigente promette interventi immediati, ma allo stesso tempo li dissuade dall'intraprendere eventuali azioni di denuncia. "Certo, bisogna intervenire... - dice - metti che qualcuno si sente male dopo aver mangiato sta roba, ma non sia mai che stè notizie escano fuori di qui".
Passa un mese e Galbani corre ai ripari. Un ispettore amministrativo viene inviato nel deposito. Controlla la merce nei furgoni, accerta che è scaduta. Partono i controlli a campione in un paio di negozi. I formaggi e i salumi taroccati, quelli dove viene acclarato il "trucco" sulle confezioni, vengono acquistati dalla stessa azienda. Tolti dagli scaffali. Ma il sistema non cessa.
Di più. I vertici aziendali vengono informati anche del problema delle "carenze igieniche" durante le operazioni di stoccaggio della merce. Merce stivata fuori dalla celle frigorifere. A volte addirittura in "celle private" ovvero garage. Trasporto con mezzi non idonei. Finisce tutto nel dossier presentato in Procura. Viene in mente il rassicurante motto dell'azienda ("Galbani vuol dire fiducia"). Ma questa è un'altra storia.
(14 ottobre 2008) Tutti gli articoli di cronaca
F.Tamburini, Azionista estero, identità ignota, Il Sole 24 ore, 3-10-1987
C.Bastasin, Ifil con Bsn acquista Galbani, Il Sole 24 ore, 20-7-1989
M.D’Ascenzo, Galbani va alla francese Lactalis, 15-1-2006
S.Villa, Appunti per una Storia di Melzo-La Rivoluzione Industriale, dal sito http://www.bibliomilanoest.it/Melzo
martedì 10 novembre 2015
L' economia dei veleni: possibile che non riusciamo a trovare un modo per non inquinare?
Trivellazioni Abruzzo, non accolta richiesta sospensione di Ombrina Mare. Regione: “Ricorreremo al Tar”
Ambiente & Veleni
Il ministero dello Sviluppo economico ha dato di fatto il via libera al progetto di Ombrina Mare 2. Da oggi il materializzarsi della piattaforma petrolifera di ricerca ed estrazione del greggio a poche miglia dalla costa teatina appare più vicino. Il Mise infatti non ha accolto la richiesta di sospensione dell’iter, nonostante la recentissima istituzione del Parco Marino (dei trabocchi), ultimo disperato tentativo fatto dalla Regione Abruzzo per scongiurare il progetto. E nonostante una legge regionale che vieta le attività petrolifere nel raggio di dodici miglia dalla costa. Il ministero in serata ha chiarito che durante la conferenza dei servizi, a cui hanno partecipato rappresentanti del governo, della Regione, della società proponente e dei 35 comuni confinanti con l’area marina dove dovrebbe aver luogo la ricerca degli idrocarburi, sono stati solo “acquisiti elementi” e l’istruttoria non è ancora conclusa. Ma adesso le speranze di chi si oppone a Ombrina sono ridotte ai minimi termini. Resta tecnicamente aperto solo lo spiraglio di un ricorso al Tar, preannunciato da diversi sindaci della costa.
Secondo il vicepresidente della Regione Abruzzo Giovanni Lolli “il progetto è illegittimo perché contrasta con due leggi vigenti, leggi regionali che però non sono state impugnate e quindi restano operative. Faremo ricorsi in sede sia civile che penale. Siamo di fronte a un’arroganza inaccettabile, che porta a uno scontro istituzionale. Fino a quando siamo vivi la battaglia continua”. Il Wwf parla invece, per bocca del suo vicepresidente nazionale Dante Caserta, di “un totale scollamento tra il governo nazionale e il territorio. Il primo ha colpevolmente ignorato la volontà di una intera regione, ha considerato carta straccia gli atti ufficiali della Regione Abruzzo, non ha tenuto conto della volontà di enti locali e associazioni imprenditoriali”. Per Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente, “l’ostinazione che sta dimostrando il ministero è la stessa che sta avendo il Governo Renzi in materia di trivellazioni petrolifere. Pensare che il futuro energetico del Paese possa essere legato al petrolio e alle trivelle vuol dire riproporre un modello vecchio, insensato e inefficace”.
“È un giorno nero per l’Abruzzo e l’Adriatico”, è il commento del Coordinamento No Ombrina. “Ovviamente non ci arrendiamo, perché pensiamo sia un vero e proprio sopruso. Con l’impegno di tutti i cittadini vedremo di ribaltare il risultato presentando esposti e ricorsi in tutte le sedi, dalla giustizia penale a quella amministrativa passando per la Commissione Europea. Resta il problema di un governo tutto votato alla causa dei petrolieri, con un’azione che stride sempre più con gli allarmi che gli scienziati da tutto il mondo stanno lanciando sull’uso dei combustibili fossili”. “Pane e olio, senza petrolio. C’è l’Abruzzo da rispettare, via i pirati dal nostro mare”, inneggiavano invece i manifestanti davanti alla sede del ministero.
Forza Italia e i 5 Stelle contestano la maggioranza del consiglio regionale: “Abbiamo assistito ancora una volta all’approssimazione di Luciano D’Alfonso che non ha voluto partecipare all’importante appuntamento, più di un indizio, mandando al suo posto il vicepresidente Lolli”, affermano i consiglieri regionali di FI Lorenzo Sospiri e Mauro Febbo. “L’unica legge che avrebbe fermato questo scempio giace in qualche cassetto”, rincara Sara Marcozzi, consigliere regionale pentastellata. “Si tratta della legge di iniziativa alle Camere per modificare e in parte abrogare l’articolo 35 del decreto sviluppo, il documento con cui di fatto si autorizzano le trivellazioni nel mare Adriatico. E sapevamo bene che la Regione avrebbe combattuto con armi spuntate e leggi dall’odore di incostituzionalità. Abbiamo avvisato più volte i cittadini di non cadere nelle dinamiche propagandistiche del governo regionale che non è stato capace di difenderci “dagli ufo””. Come D’Alfonso, in campagna elettorale, aveva chiamato le piattaforme petrolifere.
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Getta però acqua sul fuoco l’avvocato Claudio Di Tonno,
legale di alcuni Comuni della costa teatina:”La Conferenza dei servizi
si è conclusa con un nulla di fatto. Il ministero non ha consentito di
auto-organizzare i lavori della Conferenza e il dirigente l’ha chiusa.
Il Ministero deciderà in seguito, in questa fase non è chiamato ad
esprimere alcunché”.FONTE- http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/11/09/trivellazioni-abruzzo-non-accolta-richiesta-sospensione-di-ombrina-mare-regione-ricorreremo-al-tar/2204821/
giovedì 5 novembre 2015
La Germania dice no ai VELENI nello stomaco dei cittadini tedeschi, e il paese di EXPOVELENI sta zitto
Il Ttip è l’Accordo transatlantico sul commercio e gli investimenti e
prevede il libero scambio con gli Stati Uniti di beni e servizi. Ne
abbiamo già scritto offrendo i pochi “pro” e i troppi “contro” a questa
operazione che nei fatti è ancora in itinere ma che è nelle fasi
conclusive.
Europa e Stati Uniti si sono seduti al tavolo delle trattative per discuterne nel 2013
e la conclusione dei negoziati è prevista per il prossimo anno. Il
danno più grande che si andrebbe a concretizzare nell’immediato sarebbe
quello di legarsi indissolubilmente al Dollaro Usa che (specie in questo
periodo storico) sarebbe la sventura peggiore che potrebbe capitare a
chiunque.
Ovviamente parlarne è utile, e lo sarà sempre di più per sensibilizzare gli individui circa le ripercussioni (soprattutto
quelle negative) derivanti da questa sciagurata iniziativa di matrice
lobbistica. Peccato che ancora nessuno abbia sufficientemente e
pubblicamente (fino ad oggi) espresso dissenso al riguardo.
Solo i tedeschi, evidentemente più partecipi alla vita politica del paese
rispetto agli altri cittadini europei (italiani inclusi), sabato scorso
hanno invaso le strade di Berlino per manifestare il loro dissenso
verso il Ttip e anche il Ceta (che è l’accordo economico commerciale globale fra Europa e Canada).
La
manifestazione è stata promossa per porre fine ai negoziati riunendo
sotto la medesima bandiera oltre 30 gruppi della società civile, tra cui attivisti ambientali, sociali e culturali e dei sindacati, organizzazioni religiose.
Christoph Bautz del movimento cittadino “Compact” afferma che il patto consegnerà troppo potere alle grandi multinazionali
a scapito dei consumatori e dei lavoratori. In realtà il timore
maggiore deriverebbe da una disposizione che permetterebbe alle aziende
di citare in giudizio i governi in tribunali speciali. Tale disposizione
porterebbe ad una erosione della tutela del lavoro e dell’ambiente.
Ovviamente non la pensano alla stessa maniera i sostenitori del Ttip che
vedono nella conclusione positiva dell’accordo il rilancio
dell’economia di tutta la Ue eliminando dazi e creando standard comuni.
Non
possiamo credere che la Cancelliera non sia rimasta sorpresa della
reazione in casa, dovrà lavorare molto per convincere il suo stesso
popolo a cambiare idea. Poi, sarebbe interessante capire se creare un mercato di 800 milioni di persone è necessario a difendersi dal mercato cinese per noi europei o per gli americani.
Comunque l’argomento pare non interessare gli altri paesi Europei, Italia inclusa, curioso!
12 ottobre 2015, Luca Lippi
mercoledì 28 ottobre 2015
CARNE velenosa.
Di cibo si muore, di Multinazionali si muore, ora arriveranno gli insetti nei piatti, prepariamoci perchè queste multinazionali fanno parte di un gruppo potente di uomini impazziti.
La carne lavorata è cancerogena, ha detto l’OMS, lo sapevamo già.....
Si parla di wurstel, affettati e bacon, sostiene un nuovo atteso rapporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, ma ci sono brutte notizie anche sulla carne rossa
Un atteso rapporto è stato pubblicato il
26 ottobre dall’OMS – l’Organizzazione Mondiale della Sanità, agenzia
dell’ONU che si occupa di salute e medicina – in cui viene detto che il consumo di carne lavorata, cioè affettati, würstel e bacon, aumenta il rischio di contrarre il tumore al colon.
L’OMS ha inoltre detto di avere a disposizione «prove non definitive»
che indicano che anche la carne rossa è probabilmente cancerogena
(classificazione 2A). I contenuti del report dell’OMS
sono simili a quelli contenuti già in molti altri studi, ma una presa
di posizione dell’OMS era molto attesa per l’importanza dell’ente e per
le potenziali conseguenze che può avere sui consumi di carne. L’OMS ha comunque precisato di non saperne ancora abbastanza su
diverse questioni: ad esempio, se esista una eventuale “quantità
massima” di carne da consumare per non correre rischi. In generale è
anche molto cauta sulle ipotesi che coinvolgono la carne rossa.
Secondo l’OMS, comunque, il consumo di 50 grammi di carne lavorata al giorno – l’equivalente di due fette di bacon, dice BBC
– aumenta il rischio di sviluppare un cancro al colon del 18 per cento:
questo non vuol dire che se non mangiando la carne in questione il
rischio di ammalarsi di cancro è del 5 per cento, mangiandola questo
passa 5,54 per cento. Le sostanze nocive presenti in questo tipo di
carne si formano durante i processi di lavorazione, cottura o aggiunta
di conservanti: l’OMS ha fatto ad esempio il caso della cottura della
carne alla griglia, che induce alla produzione di diverse sostanze
cancerogene.
Secondo l’‘OMS, ci sono state prove sufficienti per inserire la carne lavorata nel gruppo 1
– quello in cui stanno le sostanze più dannose – della classificazione
sugli agenti cancerogeni compilata dalla IARC, la divisione che si
occupa di ricerca sul cancro dell’OMS (qui
c’è un elenco di tutte le sostanze presenti nella lista). Il gruppo 1
comprende anche sostanze come il tabacco delle sigarette e l’alcool
contenuto nelle bevande alcoliche.
Questo non vuol dire però che mangiare carne non abbia alcun effetto
positivo: né che mangiare un panino col bacon equivalga a fumare una
sigaretta, hanno scritto i giornalisti scientifici James Gallagher e
Helen Briggs. Anche l’epidemiologo Kurt Straif, che lavora per l’OMS, ha
detto che «per una persona normale, il rischio di sviluppare il cancro
al colon a causa del consumo di carne lavorata rimane basso: ma il
rischio ovviamente aumenta a seconda della quantità consumata». Il World
Cancer Research Fund, un’importante ONG che si occupa di ricerca e
prevenzione contro i tumori, da tempo consiglia di consumare meno di mezzo chilo a settimana di carne rossa, e di ridurre il più possibile il consumo di carne lavorata.
Era noto che l’OMS stesse studiando gli effetti sull’organismo di
carne lavorata e carne rossa, e nei giorni scorsi erano già circolate
indiscrezioni sui possibili risultati contenuti del rapporto. Secondo il Washington Post al report hanno lavorato 22 esperti da tutto il mondo, che hanno preso in considerazione decine di studi sul tema. Lo stesso Washington Post
precisa comunque che l’opinione del gruppo di esperti sulla
pericolosità della carne lavorata non è stata unanime, e che gli studi
sulla correlazione fra un certo tipo di cibo e lo sviluppo di un tumore
sono notoriamente complicati.
Gli studi per determinare se un cibo sia o meno
cancerogeno pongono degli enormi problemi logistici: richiedono che la
dieta di migliaia di soggetti venga controllata per molti anni. Per
diverse ragioni, fra i quali reperire i soldi e trovare i soggetti
disponibili per questi studi, esperimenti del genere sono comunque molto
rari, e gli scienziati utilizzano invece metodi meno diretti come
gli studi epidemiologici (cioè fondamentalmente analisi di dati a
disposizione).
Paolo Boffetta, un medico che ha lavorato per l’OMS in un gruppo di
ricerca simile a quello che ha pubblicato il recente report, ha comunque
detto: «posso capire che la gente sia scettica su questo report perché i
dati non sono tremendamente solidi. Ma in questo caso le prove
epidemiologiche sono molto concrete».
lunedì 5 ottobre 2015
Slow Food sveglia chi dorme
Il Presidente di Slow Food e l'Appello ai Giovani ed ai Contadini
lunedì 05 ottobre 2015, 06:58
"Ridare valore al cibo è la grande scommessa che avete tra le mani. Parlate tra di voi. Anche con lingue diverse".
Così il patron di Slow Food, Carlin Petrini, ha salutato le centinaia di contadini giunti a Milano da tutto il mondo per Terra Madre Giovani. "Vincerete la scommessa solo se riuscirete a non commettere gli errori della mia generazione.
Per l'economia abbiamo sacrificato tutto, e ora ci ritroviamo la Terra che soffre. I migranti sono il frutto della nostra politica scellerata".
Così il patron di Slow Food, Carlin Petrini, ha salutato le centinaia di contadini giunti a Milano da tutto il mondo per Terra Madre Giovani. "Vincerete la scommessa solo se riuscirete a non commettere gli errori della mia generazione.
Per l'economia abbiamo sacrificato tutto, e ora ci ritroviamo la Terra che soffre. I migranti sono il frutto della nostra politica scellerata".
lunedì 7 settembre 2015
profughi finti
Rubrica Lettere al
Direttore.
Profughi e assenza di
comunicazione.
Sulla questione dell’
esodo imponente di migliaia di profughi provenienti dal continente
sub-sahariano e da paesi limitrofi è
quasi impossibile esprimere una opinione
corretta.
E’ impossibile perché nell’ epoca della globalizzazione delle
comunicazioni, di internet, dei sofisticati sistemi digitalizzati audio e video
nessuno sa nulla di preciso su tale vicenda.
Ho avuto modo di
parlare con alcuni profughi questa estate in spiaggia al mare in agosto, mi trovavo in Abruzzo sul Lungomare
Costa Verde a Torino di Sangro, Chieti.
Dalle loro sintetiche
risposte ho avuto la sensazione che la
verità è ben lontana da come ci viene, in modo erudito, illustrata con toni
accesi da Matteo Renzi.
Ho provato a comunicare con loro, si trovano in Abruzzo da
aprile 2015 ospiti di un hotel fronte mare dismesso, il numero esatto non lo
conosco, da gente del posto sento dire duecentocinquanta.
Sono decine li a passeggiare tutto il giorno, molti sui balconi
a stendere i vestiti al sole, altri seduti sulle barche con tablet in mano e cellulari in tasca,
messaggiano con parenti e famigliari che stanno per partire, altri fanno il bagno o semplicemente camminano sul
lungomare disertato da decine di turisti che erano presenti l’ anno prima …“-..
ma chi ti ha consigliato di partire”? .. Perché
parli di lavoro ? Chi ti ha detto che in Italia troverai lavoro-”?
La risposta è stata una non
risposta, si limitavano a sorridermi,
uno di loro mi ha confessato, un po’ imbarazzato “- non posso parlare”.
Un ragionamento
semplicissimo credo sia possibile
tentarlo. 46 euro al giorno a chi li accoglie,
compensi per spese personali,
hotel a disposizione, a Mineo in un
centro di accoglienza in Sicilia 3.042
ospiti vivono in villette con aria condizionata, gli esempi sono infiniti e
destinati a crescere , ma dietro questo
esodo chi c’è?
A chi nella storia è scappato da guerre non è mai stato dato
un centesimo, perché ora si?
La prima risposta
ipotetica potrebbe essere: stiamo assistendo al preludio di un imminente
attacco bellico in quelle aree?
Altre ipotesi : servono
uomini e donne per abbattere il calo demografico e delle nascite presente nei
paesi ricchi,
manodopera a basso costo, contenere la crisi della grande distribuzione alimentare ,
immagino che nei piatti di questi ospiti non finiscano alimenti provenienti non
da Slowfood! Con la delocalizzazione gli industriali hanno già fatto eccellenti
prove ben riuscite!
Le ipotesi potrebbero proseguire, una sola cosa appare
certissima: nessuno sta dicendo la verità, i nostri politici sono intenti a masticare i pregevoli valori eterni della solidarietà tanto per non parlare, ma temo che tale valore
sia destinato a esaurirsi ben presto.
Se cosi fosse si troverebbero le strategie per aiutarli nei
loro paesi. Ma in questo caso forse non conviene.
Personalmente sono rimasta colpita dagli sguardi di quei
profughi sulla spiaggia in Abruzzo questa estate.
Erano sguardi colti, preparati alle mie domande, non erano
affatto sprovveduti, sapevano cosa dire,
sapevano come molti politici
italiani che dovevano tacere.
prof.ssa Carolina Manfredini
docente di scienze Umane.
7 settembre 2015
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